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Sperimentazioni cliniche in Italia: il contratto e gli acronimi

Michela Boero, 15/9/2023
15 settembre 2023 di
Sperimentazioni cliniche in Italia: il contratto e gli acronimi
Studio Legale

In qualsiasi contratto, dunque anche in un contratto che disciplina una sperimentazione clinica, essere chiari è fondamentale.

Cosa si può fare per rendere più chiaro il testo contrattuale?

Si possono fare molte cose, una di queste è evitare gli acronimi quando si usano dei termini tecnici (e nei contratti di sperimentazione clinica molto spesso utilizziamo termini tecnici).

Ed allora no a P.I. si a Principal Investigator, no a ADRs si a Adverse Drug Reactions, no a G.C.P. si a Good Clinical Practice, no a CRFs si a Case Report Forms, no a CRO si a Contract Research Organization.

Se poi siamo proprio degli appassionati irriducibili degli acronimi piuttosto utilizziamo questo accorgimento: la prima volta che usiamo l'acronimo nel contratto spieghiamone tra parentesi l'esatto significato.

Ovviamente quanto appena detto vale anche per gli allegati che più ancora del contratto contengono terminologia molto tecnica (a proposito di allegati ricordiamoci solo che se vogliamo che gli stessi costituiscano parte integrante del contratto dobbiamo precisarlo bene nel contratto stesso, costruendo correttamente la clausola che in genere si chiama “intero accordo”).

Evitare l'acronimo, o indicarne l'esatto significato alla prima prima utilizzazione, richiede poco impegno e dà vita ad un testo contrattuale più chiaro: ciò agevolerà chiunque prenderà in mano quel contratto e soprattutto…. se dovessimo litigare con la nostra controparte contrattuale (speriamo proprio di no!) agevolerà anche il giudice che dovrà giudicare.

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Sperimentazioni cliniche in Italia: il contratto e gli acronimi
Studio Legale 15 settembre 2023
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